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ottobre 2015

i Dolci

L’INCUBO DELLA SPESA…a due

26 ottobre 2015

Avete mai fatto caso alle facce degli uomini quando sono in giro per negozi con le loro signore?
Sono tutte uguali.
Una sorta di smorfia di disperazione.
“Fa si che sia una cosa breve” sembrano dire.
Oggi al super ho sentito una ragazza rivolgersi estasiata al proprio compagno:
“Amore ma c’è il Dash in offerta!”
Sguardo entusiasta di lei e sguardo disperato di lui.
Ho provato un moto di compassione per il ragazzo.
Non fosse che anche io mi comporto esattamente allo stesso modo con mio marito.
E infatti ormai da anni ci sono luoghi (leggi negozi) in cui mi reco sola.
Una volta,al mercato,un venditore è rimasto di sasso quando ho pronunciato le parole MIO MARITO.
Non poteva credere fossi sposata. 
Dato che mio marito non l’aveva mai visto.
Ma si sa,i mariti stanno allo shopping come superman sta alla criptonite.
E io il mio,quando posso,lo lascio a casa.
O meglio,rimane a casa di sua spontanea volontà.
Dopo aver rischiato il divorzio ogni volta che mi ostinavo a portarlo per negozi,ho capito che è meglio soprassedere alla spesa insieme e prediligere al matrimonio ancora in piedi.
Anche perché io non so il vostro,ma il mio,le rarissime occasioni che entriamo insieme in un negozio,viene preso da una fretta che manco Valentino Rossi all’ultimo giro di gara.
Di solito,ritorno a casa con la metà delle cose per aver dovuto fare tutto di corsa.
Non parliamo poi del discorso Ikea.
Solitamente se urge un acquisto importante e soprattutto pesante inizio a prenderla alla larga.
Si potrebbe andare a fare un giro,dico io.
Leggi: Andiamo all’Ikea?
Magari vediamo quell’armadio che cerchiamo da tanto.

“Che cerchi da tanto” vorrai dire,inizia lui.
E così,siamo ancora a casa che già bisticciamo.
Riusciamo a scendere ad un compromesso dopo ore…
“Andiamo va bene,ma mi raccomando : dritti alla meta.”
Ecco,se vedete due figuri che si aggirano come velocisti dentro l’Ikea,quelli siamo noi.
Io con lo sguardo perso dietro anche ad una candela e mio marito che con lo sguardo cupo,nemmeno gli fosse morto il gatto,prosegue a testa bassa dando la paga a Bolt.
E nel frattempo senti una dolce ragazza che dice al compagno (con la stessa espressione sul viso di mio marito) : “Tesoro,visto che belli questi bicchieri rosaaaaaaaa?”
Lui replica che i bicchieri li hanno già…ma si sa gli uomini queste cose non le capiscono proprio.
Vorrei fermarmi io a dirle che i bicchieri sono stupendi e che io li prenderei di corsa se non fosse che mio marito è già alla cassa.
Però c’è da dire che in questi anni di girovagamenti Ikea mi è anche capitato di incontrare uomini che si estasiavano davanti a lampadine a basso consumo.
Andare in visibilio per viti e avvitatori.
Che poi a casa manco avvitano una lampadina.
Certo sono una minoranza,e infatti quelli intercettati da me nel corso degli anni si contano sulle dita di una mano.
Che poi dico io,non sarebbe meglio che il signor Ikea,come anche il signor Iper o Esselunga,creassero degli appositi spazi per i mariti insofferenti?
C’è l’area gioco per i bimbi,potrebbero benissimo fare un’area attrezzata per i mariti.
Che si sa,si lanciano sguardi di comprensione al di là degli scaffali quando noi non vediamo.
Già me la vedo,un miraggio per loro e un sollievo per noi,che tanto ce li portiamo dietro solo per fargli aprire il portafogli e fargli portare i carichi pesanti.
Uomini tra gli uomini.
Cameratismo a uffa,qualche giornale.
Magari una televisione che passi partite di calcio in bulgaro,che tanto lo capiscono in tutte le lingue.
Passeremmo a riprenderli all’uscita,con il carrello carico come se dovesse finire il mondo domani.
Noi entusiaste come un cane davanti all’osso e loro rilassati e riposati dopo esser stati ore con i loro simili.
Secondo me,non farebbero più tante storie per accompagnarvi al super.
Ma,seguite il consiglio donne…il sabato lasciate gli uomini a casa.
Fatevi e fategli un regalo.

Mousse PicMonkey Collage

MOUSSE AL CIOCCOLATO con pop corn salato

ingredienti : 

150 gr di cioccolato fondente
125 ml di panna fresca
100 ml di latte fresco

per il caramello salato : (ricetta di Gordon Ramsey)

100 gr di zucchero di canna
1 pizzico di bicarbonato
15 gr di sale di Cervia
1o gr di burro

Mais per pop corn
olio evo

Montate la panna e mettete da parte.
Spezzettate grossolanamente il cioccolato e mettete a scaldare il latte in un pentolino.
Portate a bollore e aggiungete i pezzetti di cioccolato.
Spegnete la fiamma e lavorate velocemente con una frusta da cucina.
Il cioccolato dovrà diventare lucidissimo.
Unite la panna montata molto delicatamente e amalgamate con movimenti dal basso verso l’alto per incamerare aria e non far smontare il composto.
Riempite dei vasetti con la mousse,ne potete usare 4 piccoli o solo 2 per grandi golosi.
Riponete in frigorifero e fate rassodare almeno 1 ora.
Nel frattempo ungete leggermente una casseruola piccola e aggiungete il mais.
Coprite con un coperchio e lasciate scoppiettare allegramente i vostri chicchi finché saranno tutti pronti.
Metteteli in una ciotola e resistete alla tentazione di mangiarli tutti.
Preparate il caramello salato ricoprendo il fondo di un pentolino con lo zucchero di canna.
Fate sciogliere dolcemente e quando anche l’ultimo granello sarà scomparso unite il burro tagliato a pezzetti. Salate e aggiungete il bicarbonato.
Mescolate bene e velocemente,mi raccomando.
Spegnete la fiamme e unite i vostri pop corn poco alla volta.
Girateli nel caramello con una spatola di legno e aggiungete pop corn finché non ci sarà più caramello disponibile. Lasciate intiepidire e scuoteteli un p0′ per dividerli tra loro.
Usateli per guarnire le vostre coppette con la mousse al cioccolato.
Pronti da mangiare…

Mousse PicMonkey Collage 2

MOUSSE AL CIOCCOLATO E POP CORN SALATI14

MOUSSE AL CIOCCOLATO E POP CORN SALATI12

MOUSSE AL CIOCCOLATO E POP CORN SALATI17

Alcool & co., Comfort Food

SAI TENERE UN SEGRETO?

6 ottobre 2015

Bisognava fare piano.
La sottile porta a vetri finemente intagliati non attutiva certo i rumori.
Le pantofole di nonna scivolavano senza produrre alcun rumore sul consunto pavimento in cotto.
Mattonelle in pietra,consunte negli angoli dall’usura e dalla pulizia.
Io me ne stavo seduta a disegnare al tavolo grigio della cucina,unico emblema quasi nuovo in tutto quel vecchiume.
La nonna toglieva i cerchi in ghisa dalla stufa,ravvivava un pò il fuoco e preparava con cura il caffè.
Qualche cucchiaino di polvere scura nel bricco e poi posizionava la strana caffettiera sulla stufa.
Era il segnale che a breve si sarebbe alzato il nonno dal riposino pomeridiano.
Preparavamo insieme le tazzine e i piattini,le zollette di zucchero da prendere con le pinze e qualche biscottino per la merenda.
Io avevo il compito di andare a svegliare il nonno,anche se a dirla tutta,entrare in quella camera grande in piena penombra mi ha sempre messo un pò di timore.
Ma sapevo che il nonno mi avrebbe dato le caramelle e quindi ci andavo eccome.
Gli arrivavo vicino,controllavo dentro il bicchierino bianco e oro se effettivamente ci fossero le caramelle e poi lo svegliavo nemmeno troppo dolcemente.
Mai stata una tutta baci,nemmeno da piccola.
Comunque,io credevo di essere furba…e invece il nonno fingeva di dormire fino all’ultimo e si faceva grasse risate con nonna quando le raccontava che io sbirciavo per sicurezza nel bicchierino delle caramelle ogni volta.
Si alzava dal letto e mi concedeva una zuccherosa caramella colorata.
Indossava la camicia e le bretelle e compariva in cucina dove lo aspettavamo io e nonna con il caffè.
Mangiava un biscotto,nonostante il diabete e beveva il caffè nonostante glielo avessero vietato.
Indossava la giacca di panno nera e con l’aiuto del bastone,usciva fuori casa nel fresco pomeriggio autunnale.
Io sapevo dove andava.
Mettevo il berretto e la maglia grossa e lo seguivo in lontananza,su per il sentiero che portava al campo.
Mi nascondevo dietro un albero così che non mi potesse vedere ma io potessi vedere lui.
Prendeva la sedia impagliata che teneva vicino al ciliegio e si sedeva.
Estraeva dalla tasca della giacca un portasigarette dorato che era tutto uno scintillio,prendeva una sigaretta e l’accendeva con una lunga aspirata.
Con un sospiro sputava fuori il fumo tutto in una volta.
Spegneva la sigaretta con il pollice e l’indice e poi la gettava via.
Quel gesto era quasi di stizza mentre con il braccio teso allontanava da se la sigaretta.
Io sapevo già che al ritorno la nonna avrebbe arricciato il naso,sentendo il puzzo di fumo già dall’orto.
Credo che non sentisse effettivamente l’odore della sigaretta,ma probabilmente conosceva bene il vecchio marito e le sue vecchie abitudini.
Mi vedo nascosta dietro il fico,con il berretto calcato in testa e le mani rosse per il freddo.
Aspettavo che il nonno percorresse a ritroso la strada per i campi  dirigendosi verso l’orto.
Poi tornavo alla chetichella e zitta zitta mi mettevo vicino a lui,indaffarato con la vanga e le patate.
Mi chiedeva in dialetto dove ero stata e io rispondevo a monosillabi rossa per la vergogna.
Allora lui mi faceva una carezza con le mani rugose e sporche di terra,mi faceva l’occhiolino e io capivo che lui sapeva.
Mi passava la vanga e mi spiegava come fare a lavorare bene la terra.
Non l’ho mai raccontato a nessuno il suo segreto,nemmeno a nonna.
E’ rimasto sepolto per anni nella mia memoria e nella terra di quell’orto.

 

SANGRIA D'AUTUNNO10

 

SANGRIA D’AUTUNNO

ingredienti : 

2 mele rosse
3 stecche di cannella
2 frutti di anice stellato
200 ml di sidro di mele
400 ml di vino rosso 

Tagliate le mele a fettine sottili e inserite in una brocca insieme alle spezie.
Unite il sidro di mele e correggete con il vino.
Fate decantare la vostra sangria mentre la frutta macera un pò.
Ci vorranno circa un paio d’ore.
Se resistete…

 

SANGRIA D'AUTUNNO3

SANGRIA D'AUTUNNO6

SANGRIA D'AUTUNNO8

SANGRIA D'AUTUNNO9

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