Il Pane e Affini, Senza categoria

STORIA DI UNA FOTOGRAFIA

12 gennaio 2015
Ho una fotografia sulla mensola della camera.
Ritrae una giovane me,infagottata in un giubbottino rosso e blu. La bocca socchiusa in un sorriso,gli occhi azzurri ridenti.
Hanno lo stesso colore del berretto celeste che ho ben calcato in testa e annodato sotto il mento.
Sullo sfondo il mare e dune di sabbia.
Io me l’immagino come una domenica invernale,il cielo azzurro e l’aria tersa. 
Posso quasi sentire l’odore salino del mare.
Mi è sempre piaciuta questa foto,ho le guanciotte paffute e arrossate per il freddo e la frangettina bionda,piena di scalini che fa capolino dal berretto.
Il nasino a patatina e la fossetta sopra il labbro.
C’è qualcosa nel mio sorriso che non torna.
E persino gli occhi,anche se ridenti,sembra raccontino altro.
Ero troppo piccola per sapere e ora mi sento troppo vecchia per ricordare.
Non è sempre stata la mia fotografia preferita.
Prima di lei,sulla mensola,c’era quella che mi ritrae sul lettone insieme al babbo.
Lui intento a mettermi un paio di scarpine da bebè rosso masai.
Poi,qualche tempo fa,ero intenta a sistemare alcune vecchie fotografie e il mio sguardo si è soffermato su una in particolare.
C’era qualcosa in quell’immagine che mi attirava.
Era sempre stata lì eppure non l’avevo mai trovata così interessante come quel giorno.
Ne ero rimasta talmente affascinata da chiamare mia madre e dirglielo. Le avevo chiesto cosa sapeva di quella fotografia perché a me piaceva tanto.
Si ricordava quando era stata scattata?
Mi aveva portato al mare,in inverno?
Era domenica come mi immaginavo?
Quante domande…
Come se potesse ricordarsi di ogni singolo istante immortalato su pellicola nella mia infanzia.
Eppure…di quella fotografia sapeva la storia ed era anche in vena di raccontarmela…

Tanto tempo fa,poco tempo dopo aver immortalato mio padre mentre mi aiutava ad indossare le scarpette rosse,la sua preziosissima macchina fotografica venne riposta in disparte.
Lui se ne era andato a causa di una malattia e mia madre aveva altro a cui pensare che a fare fotografie.

Casualmente,una coppia di amici in procinto di una vacanza,si ritrovarono con la macchina fotografica rotta e mia madre fu ben lieta di prestargli quella di mio padre per immortalare le dune di sabbia dell’Egitto.

Al tempo non esistevano le macchine digitali,si usavano ancora i rullini e le camere oscure.
Fu così che al ritorno dalla vacanza,al momento dello sviluppo,si accorsero della fotografia.
In mezzo a cammelli,palme e berberi,c’ero io.
Con la faccetta paffuta e il berrettino celeste.
E quello sguardo.
Sorridente e triste al tempo stesso.
Quando mia madre la vide,rimase di sasso.
Le sembrava passata una vita da quella giornata.
Era domenica e mi avevano portato al mare.
Anche se l’aria era fredda,il cielo era di un azzurro splendente.
Terso e senza una nuvola.
Mio padre aveva con se la sua adorata macchina fotografica e un rullino nuovo di zecca al suo interno.
Guardava dove cadeva la luce e scattava.
Io,imbacuccata nel mio giubbottino rosso e blu correvo avanti e indietro,rincorrendo i gabbiani spaventati dalle mie grida stridule.
Avevo le guance arrossate quando mio padre mi fece fermare per farmi la fotografia.
La bocca dischiusa in un sorriso.
Non potevo saperlo,o forse si.
Mio padre stava già male e la sentenza era già stata data.
Quella fu l’ultima volta che mi portò al mare.
L’ultima fotografia che mi scattò.

Guardo questo visino che mi guarda a sua volta.
Ha uno sguardo che sembra aver capito e c’è una sorta di tristezza in quegli occhi che guardano il suo papà.

La guardo e cerco di cogliere ogni minimo particolare,cerco le sfumature,le ombre…sperando di cogliere la sua.

Penso a lui dietro all’obiettivo.
Mi guarda e sa che non mi vedrà crescere.
Non riesco a pensare a cosa deve avere provato.
Quando il suo dito ha premuto il pulsante,ha immortalato un attimo che avrebbe voluto durasse per sempre.
Ha socchiuso entrambi gli occhi e in un attimo mi ha immaginata già grande,adulta.
Mi ha immaginato guardare quella fotografia e pensare a lui. 
Ha coperto l’obiettivo e riposto la macchina fotografica.
Mi ha preso in braccio ed ha pianto.
Come me ora,mentre guardo quella fotografia.




















BREAIDED BREAD…ispirata da un vecchio ritaglio di giornale



ingredienti :



600 gr di farina manitoba
400 gr di latte parzialmente scremato
100 gr di gherigli di noce
10 gr di lievito di birra fresco
10 gr di sale di Cervia,medio fine
1 cucchiaino di miele millefiori
1 tuorlo
1 cucchiaio di panna fresca
olio evo

Stemperate il lievito in 50 gr di latte e impastate con 100 grammi di farina. Formate una palla,coprite con un canovaccio inumidito e riponete in un luogo tiepido e al riparo da correnti.
Dopo 30 minuti circa,formate una fontana con la farina rimasta e ponete al centro il vostro lievitino,il sale e il miele.
Unite poco alla volta il latte,impastando energicamente.
Aggiungete 3/4 dei gherigli di noce,che avrete sgusciato e spezzettato a mano in precedenza.
Impastate per qualche minuto fino ad ottenere una consistenza soda. Riponete in una ciotola leggermente oliata,ricoprite con il canovaccio e riponete a lievitare per almeno 5 ore.
Ora,spolverate una spianatoia con della farina e sgonfiate leggermente l’impasto.
Dividetelo in tre parti uguali e assottigliatelo fino a formare tre lunghi filoni delle stesse dimensioni.
Formate una treccia e pizzicate le estremità per sigillare bene.
Adagiate su una teglia foderata con carta forno leggermente infarinata e ricoprite con il canovaccio.
Lasciate lievitare per 1 ora.
In una ciotola stemperate il tuorlo con un pizzico di sale e il cucchiaio di panna.
Con l’aiuto di un pennello in silicone,spennellate la vostra treccia e decorate con le noci rimaste.
Cuocete in forno già caldo a 180° per 50 minuti.
Lasciate raffreddare su una griglia e servite con del buon burro,salumi e formaggi a crosta fiorita.





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4 Comments

  • Reply Meris 12 gennaio 2015 at 21:00

    Santo cielo! I tuoi post mi toccano l'anima… questo poi!!!! Ti scrivo meglio quando mi passa questa emozione perche' ora non ho parole <3

  • Reply Patty Patty 13 gennaio 2015 at 15:55

    Eli…. orca ma lo sai che questa volta mi hai fatto commuovere? Di solito ti leggo leggera, anche quando parli del tuo nonno che ti portava in giro… ma questa volta sei nostalgica e con quella domanda mi hai spaccato il cuore. Io lo so cosa ha provato il tuo papà nel sapere che non ti avrebbe visto adulta, solo che, fortunatamente, strada facendo, a me, la sentenza l'hanno cambiata e io almeno per il momento, altri 13 anni le mie bambine me le sono godute…. Ti bascio Eli, forte forte forte….

    • Reply latagliatellanuda 15 gennaio 2015 at 17:02

      Patty,è stato molto difficile per me scrivere questo post.
      Mettere nero su bianco queste emozioni non è stato semplice.
      Ognuno di noi ha dei mostri con cui combattere e sono contenta che tu ti sia potuta godere le tue meravigliose principesse.
      Sono molto fortunate,diglielo da parte di mia.
      Ti abbraccio forte cara, <3

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