TEMPO DI CASTAGNE

Troppo caldo per essere fine ottobre.

Tra qualche manciata di giorni saremo nel grigio e triste novembre e ancora il cielo è azzurro e le temperature ben al di sopra la media.
Ancora per poco,le previsioni,dicono che già da domani arriveranno freddo e vento.
Per ora mi godo questa serata che sembra ancora estiva,la finestra aperta e il cielo stellato.
L’aria è tersa e sa di pulito.
L’anno scorso,di questi tempi,avevo già acceso il camino.
La prima accensione della stagione per me ha sempre un qualcosa di speciale.
Mi riporta indietro negli anni,gli anni in cui il camino lo accendeva il nonno.
Prima i legnetti piccoli…la legna vuole aria per bruciare,mi diceva.
Io guardavo la maestria con cui lui posizionava la legna,e quando la fiamma si faceva piano piano più vivida io tremavo per l’emozione. Sentivo la legna scoppiettare e i miei occhi erano ipnotizzati dalla fiamma.
Nelle fredde serate invernali si accendeva il camino prima di cena,la nonna preparava la minestra calda (che io immancabilmente non mangiavo) e il nonno incideva le castagne.
Prendeva un coltellino affilato e tagliava la buccia,faceva lo stesso gesto fino a che non aveva inciso tutti i frutti.
Quando avevamo finito di cenare,si faceva lasciare il bicchiere e la bottiglia di vino rosso.
A quel punto ravvivava il fuoco,prendeva la padella bucherellata che utilizzava da sempre e iniziava a cuocere le castagne.
Quando si cuociono sul fuoco vivo,vanno spadellate spesso per non farle bruciacchiare troppo.
A me piacevano un sacco quelle un pochetto nere,con la crosticina che si spella che è un piacere.
Quando le castagne erano pronte venivano avvolte con un panno a quadretti rosa e bianchi e lì veniva la parte più dura.
Aspettare che si raffreddassero.
Appena si intiepidivano si provavano a spelare.
Con le dita arroventante si faceva saltellare la castagna da una mano all’altra sperando si raffreddasse in fretta.
Le mani grandi di mio nonno erano molto più veloci delle mie piccole manine ed erano anche più resistenti al calore.
Fatto sta che mentre io ero alle prese con la mia prima castagna,a cui ero finalmente riuscita a togliere una pellicina…lui ne aveva già pulite quattro o cinque.
Versava il vino nel bicchiere,poco più di due dita,e con l’aiuto di uno stecchino vi immergeva la castagne.
Le lasciava un pò a mollo,per farle ammorbidire un pò.
Nel frattempo la legna bruciava ancora e il tepore della stanza mi faceva assopire mentre aspettavamo nonna.
Quando aveva finito con i piatti ci raggiungeva,si sedeva vicino al camino e mescolava le carte.
Mangiava un paio di castagne,giochicchiando con le bucce e poi si cominciava. Alle volte si giocava a briscola,altre volte a tre-sette e a scopa.
Io ero in squadra quasi sempre con la nonna,che mi insegnava paziente.
Il nonno era forse più bravo ma la nonna era più fortunata,per cui vinceva spesso e volentieri lei.
Dopo partite su partite,rivincite e cappotti il fuoco si era ormai spento e al suo posto c’era la brace di un color rosso acceso.
Prima di andare a dormire il nonno copriva la brace con la cenere e metteva un coprifuoco davanti al camino.
Non bisogna lasciare incustodito il fuoco,mi diceva,e lui rimaneva alzato più a lungo per assicurarsi che si spegnesse.
Secondo me era una scusa per farsi un altro dito di vino.
E mangiare le ultime castagne rimaste nello straccio.
Mamma mia,come mi manca.
Sentire il suo passo pesante mentre andava in cucina e scivolare nel sonno con un senso di sicurezza che non ho mai più provato in vita mia.
Mi manca il suo sorriso e i suoi abbracci.
Odio che non mi abbia visto diventare grande.
Gli sarei piaciuta,ci scommetto.



































VELLUTATA AI FUNGHI & TARTUFO BIANCO



ingredienti : per 4 persone


600 gr di champignon
400 gr di pleurotus
2 porcini belli pasciuti
500 ml di brodo di verdura
100 ml di panna fresca
1 cipolla bianca
crostini di pane croccante
olio evo
sale 
pepe
prezzemolo
tartufo bianco


Mondate e pulite bene i vostri funghi.
Tagliateli grossolanamente e mettete da parte.
Ora tritate la cipolla e fatela soffriggere in una capiente pentola che avrete unto con olio d’oliva.
Quando la cipolla sarà dorata unite i funghi con una presa di sale. Mescolate e coprite con un coperchio.
Fate cuocere per una decina di minuti o più,fino a che i funghi non avranno rilasciato la loro acqua.
Ora unite il brodo,riportate a bollore e abbassate la fiamma.
Fate cuocere,coperto,per 30 minuti circa.
Quando i funghi saranno morbidi e il brodo sarà meno della metà,togliete dal fuoco e unite la panna a temperatura ambiente.
Con l’aiuto di un frullatore ad immersione passate bene i vostri funghi fino a farne una vellutata.
La consistenza giusta è quando velerà il vostro cucchiaio.
Spolverate con prezzemolo tritato finemente e un giro di olio a crudo. Unite qualche crostino croccante e abbondate con il tartufo bianco tagliato a lamelle.














MINUTI RUBATI

Questa mattina sono andata a fare la spesa.
Nella bottega vicino casa,dove la verdura è verde e brillante e dove la frutta profuma di buono.
Qualche pomodoro,l’insalata,un paio di banane e una mela verde e succosa.
Mentre depositavo la mela in un sacchetto,una vecchina di rosso vestita,sceglieva delle belle mele di fianco a me.
Ci conosciamo tutti nel quartiere ma lei non l’avevo mai vista.
O forse non mi ero mai fermata abbastanza da notarla.
Le rivolgo un sorriso,mi piace essere cortese.
Gesto ormai sconosciuto in questa nostra società.
Il contorno delle labbra disegnato con mano oramai incerta di un rosa perlato,si incurva per rispondere al mio sorriso.
Mi avvio verso la cassa per pagare e mentre mi allungo verso l’aglio per prenderne una testa,ecco di nuovo la signora.
Questa volta si avvicina,mi mette una mano sulla spalla e…inizia a parlare parlare parlare.
Mi racconta delle sue figlie che non hanno tempo per andarla a trovare,che si sente sola,che fa le commedie in dialetto per mantenersi su con la testa.
Ecco,in quel momento ho provato pena per lei.
Ci si danna una vita intera per essere socialmente utili e si finisce a soffrire di solitudine.
Ho passato qualche minuto a chiacchierare con lei,a farmi raccontare equivoche barzellette e a spiegarle il perché dei miei tanti tatuaggi.
Pochi minuti rubati alla mia giornata che mi hanno fatto sentire bene,mi hanno fatto riflettere.
Sono tornata a casa,passo dopo passo,ripensando alle parole che mi aveva detto.
Al fatto che si sentisse sola.
Queste cose mi toccano sempre,penso alla mia di vecchina e alla sua di solitudine.
Penso alle sue giornata solitarie passate a fare le parole crociate e guardare la televisione.
Penso che oggi è martedì e i negozi vicino a lei sono chiusi e non avrà scambiato parola con nessuno da ore.
E’ così compongo il numero,il telefono squilla un paio di volte e poi la sua voce risponde.
Devo dirlo,quando mia nonna sente la mia voce al telefono,le brillano gli occhi.
Lo percepisco anche se non la vedo.
Oggi si preoccupa perché sente che ho ancora una brutta tosse,mi elenca tutte le variazioni delle medicine che prende e mi racconta per filo e per segno cos’ha mangiato a pranzo e cosa mangerà per cena.
Mi chiede se va tutto bene,cosa ho mangiato a pranzo anche se le ripeto tutte le volte che io a pranzo non mangio mai e cosa cucinerò per cena.
Tredici minuti di telefonata,un paio di menù scambiati tra generazioni,la promessa che presto passerò a trovarla.
“Adesso che ho sentito la tua voce vado a dormire più serena” mi dice e io non ho il coraggio di riattaccare il telefono,sentendo i diecimila ciao che urla ancora alla cornetta.
Mi fa sentire bene quando la chiamo,mi sento amata.
Lei lo sa.
Lo sa,ma non glielo dico spesso.
Allora la richiamo,le dico che le voglio bene e lei non sta più nella pelle dall’emozione.


Telefonate alle persone che vi mancano,non aspettate.
Non aspettate di dire a chi amate che gli volete bene.
Fatelo ora che ne avete il tempo e l’opportunità.
Spesso e volentieri diamo per scontato tante cose,e presi dai mille pensieri quotidiani,ci dimentichiamo di esternare i nostri sentimenti con chi ci è accanto.
Le stesse persone che ci amano,
ci supportano e spesso ci sopportano.
Ditegli quanto sono importanti,fatelo ora.

























COMFORT-TAGLIATELLA : al ragù di scarti



ingredienti per 4 persone : 

per la pasta :

400 gr di farina 00
4 uova 


per il ragù :


500 gr di scarti di carne di costata e filetto
400 ml di passata di pomodoro
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
500 ml di brodo di carne
100 ml di vino rosso
1 cipolla
1 costa di sedano
1 carota
sale
pepe
peperoncino 
olio evo

Preparate la pasta,versate a fontana la farina su una spianatoia e al centro unite le uova.
Con l’aiuto di una forchetta mescolate piano piano la farina alle uova,ora con l’aiuto delle mani iniziate ad impastare.
Continuate a lavorare bene l’impasto fino a quando non sarà liscio e sodo.
Tutto questo lavoro potete anche farlo con l’uso di un’impastatrice,ma ricordate di finire di impastare comunque a mano.
Mettete a riposare su un ripiano infarinato,coprite con un canovaccio e passate alla preparazione del ragù.
Lavate e mondate le verdure,tritatele finemente.
Fate un battuto con gli scarti della carne utilizzando un coltello molto affilato.
Potete lasciare la carne a pezzetti più grandi del solito ragù,questo è decisamente un piatto rustico.
Coprite il fondo di una capiente pentola con dell’olio di oliva.
Siate generosi.
Fate soffriggere le verdure e quando la cipolla imbiondirà unite la carne e fatela rosolare e sigillare bene.
Continuate la cottura per circa 10 minuti poi sfumate con il vino rosso,a questo punto salate e pepate.
A me piace bello saporito per cui aggiungo anche una spolverata di peperoncino piccante.
Unite il concentrato di pomodoro,fate amalgamare bene e coprite la carne con il brodo.
Fate cuocere per qualche minuto e aggiungete la passata di pomodoro. Coprite con un coperchio e continuate la cottura fino a che il sugo non avrà ristretto al punto giusto.
Ora riprendete la vostra pasta e iniziate a tirarla sottilmente.
Cercate di formare un cerchio e assottigliatela fino a che non vedrete le vostre mani in trasparenza da sotto la pasta.
Infarinate per bene e ripiegate il lato alto e quello in basso fino alla metà vostro cerchio.
Ora ripiegate un lato sovrapponendolo con l”altro e con un coltello molto affilato tagliate le vostre tagliatelle.
Apritele aiutandovi con le mani e lasciatele asciugare distese per qualche minuto.
Scaldate abbondante acqua in una pentola,salate e aggiungete un filo di olio per non fare attaccare le tagliatelle tra loro.
Quando l’acqua bollirà,buttate la pasta e siate pronti a scolarla appena viene a galla.
Unite le tagliatelle al sugo con un paio di mestoli di acqua di cottura della pasta.
Mescolate bene e servite subitissimo.


















E INFATTI GIA’ PIOVE…

Caldo caldissimo.
Almeno per essere il 2 di ottobre.
Anche oggi cielo azzurro e 28 gradi.
Ma non potrebbe essere così tutto l’anno?
Se proprio proprio l’inverno lo deve fare,magari che si limiti a dicembre…che si sa Natale con la neve è sempre magico.
E invece no.
A breve questi cieli limpidi (che manco ad agosto!) lasceranno spazio al grigio,alla nebbia,al freddo.
Già sono infastidita per il solo fatto di dover mettere il giubbotto quando sfreccio con il motorino per la città.
Qua la temperatura cambia nel giro di un paio di ore.
Sabato e domenica sono riuscita ad andare al mare.
Due giornate regalate,come si dice da queste parti.
Sole e caldo,i bagnini che piano piano chiudono gli stabilimenti,lavano i lettini e tu stai lì,a goderti l’ultimo sole con il groppo in gola.
Sai che potrebbe essere l’ultimo giorno in cui stai in bikini per parecchi mesi,l’ultimo giorno in cui il mare è azzurro invece di grigio.
Quest’anno poi prevedono molto freddo e tantissima neve.
I contadini dicono che serve per pulire l’aria e per avere una buona estate.
In effetti,l’inverno scorso non è stato freddo e quest’estate non è stato caldo.
Diciamo che agosto senza aria condizionata accesa,senza le lamentele per l’afa,con la felpa la sera e la trapuntina nel letto la notte…sembrava ottobre.
Ottobre o le vacanze estive dai nonni!
Che di estivo avevano solo qualche bagno al lago,
in costume si,
ma con un freddo pungente.
Ad agosto,quando andavo a passare qualche settimana da loro,la sera si accendeva già la stufa…
E se volevi fare la veglia in giardino,era d’obbligo il golfino appoggiato sulle spalle.
Mentre i miei coetanei mangiavano il gelato,alla canicola della città,io bevevo cioccolata calda a temperature sotto la media.
Non ricordo di aver patito mai tanto freddo come quando ero a casa dai miei nonni.
La cucina che fungeva anche da sala era riscaldata sia da una grande stufa che da un camino.
Ma il resto della casa era completamente al freddo.
Forse i caloriferi c’erano anche ma probabilmente non venivano mai accesi.
Ricordo che odiavo andare in bagno perché era come entrare in un igloo. Potevo fare i fumetti con il fiato tanto la temperatura era bassa.
Stessa cosa per le camere da letto.
Il mio lettino vicino al muro era sempre sotto lo zero.
Quando era inverno e fuori nevicava,io guardavo la neve scendere  e rabbrividivo.
Allora mi rincantucciavo vicino alla stufa e guardavo la nonna che armeggiava per riscaldare il letto.
A quel tempo non c’era nessun tipo di coperta elettrica da impostare su temperature caraibiche.
A quel tempo mia nonna ravvivava il fuoco nella stufa,prendeva il mio pigiamino a righe azzurre e bianche e lo appoggiava sulle stecche della stufa.
Erano posizionate in alto e vi assicuro che quando indossavo il pigiama era meravigliosamente caldo,caldissimo.
Poi scaldava il latte nel pentolino di coccio bianco e di nascosto mi metteva sul fondo della tazza un cucchiaino di miele.
Da piccola lo odiavo,non mi piaceva proprio il sapore.
Però mi faceva bene per la gola,e così,anche se me ne accorgevo ogni volta e facevo un sacco di storie,poi finivo per bere tutto il mio latte.
Mentre giocherellavo con i biscotti bianchi e neri,togliendo la parte di cioccolata che non mi piaceva e inzuppando nel latte il resto,la nonna mi preparava il letto.
Prendeva la brace rovente dalla stufa,la inseriva in un pentolino  che veniva posizionato all’interno del prete.
Un bagaglio di legno che alzava le coperte e al cui interno manteneva celato un caldo segreto,il pentolino con la brace calda.
Non so se abbia bruciato più lenzuoli questo aggeggio o mio nonno che soleva fumarsi una sigaretta a letto prima di dormire.
Spesso e volentieri si addormentava prima di spegnerla..
Comunque,l’attrezzo riscaldante andava tenuto sotto le coperte per qualche tempo,non troppo altrimenti per il calore faceva il buco passando lenzuola,imbottita e copriletto.
Quando era abbastanza caldo,la nonna rimuoveva il prete e mi faceva infilare a letto in gran velocità.
Mi rimboccava bene bene le coperte e poi prendeva il libro che tenevamo sul comodino proprio in serate fredde come quelle.
Era Pattini d’Argento,il mio preferito.
Me ne leggeva qualche pagina e io sognavo di sfrecciare sui quei pattini quasi magici…le guance paffute rosse per il vento freddo e la mani intorpidite anche se dentro i guanti.
Mia nonna mi raccontava che mi addormentavo sempre con il sorriso sulle labbra.
Lei mi dava un bacio e spegneva la lampada,lasciandomi ai miei sogni di bambina.
















TOMINO MIELE & NOCI con misticanza di fiori eduli


ingredienti : 


1 tomino
20 gr di miele di acacia
3 noci
misticanza con fiori eduli
1 crostone di pane
1 fetta di pancetta arrotolata



Mondate e lavate la misticanza,avendo l’accortezza di scolarla e asciugarla bene. Potete utilizzare carta da cucina e tamponare l’acqua in eccesso.
Tostate la fetta di pane e fate croccantizzare bene la pancetta in un padellino. A parte cuocete il tomino su una piastra.
Ci vorranno un paio di minuti,quando la consistenza risulterà morbida e il formaggio all’interno si sarà sciolto,saranno pronti.
Togliete dal fuoco e componete il vostro piatto :
Prendete il pane e adagiateci qualche foglia di misticanza,aggiungete la pancetta e poi il tomino.
Cospargete il tomino con il miele e i gherigli di noce spezzettati a mano. 
Decorate con qualche fiore e mangiate subito.
Attenzione : il formaggio fuso ha la temperatura della lava,siate cauti.






CONSIGLIA Latte di avena